Mandalay e dintorni
Arrivando da sud i 100 km che precedono Mandalay attraversano una lussureggiante campagna con palme altissime, banani e risaie di vari colori. Ci sono campi verdi, altri più chiari, altri gialli e più: la raccolta avviene dunque in periodi diversi.
Mandalay è la seconda città della Birmania, ha una storia antica ed è stata capitale. Sarà perché è stata in parte distrutta durante la seconda guerra mondiale o perché è torrida e polverosa, ma non desta particolare impressione. Sono invece bellissimi ed interessanti i suoi dintorni.
Sulla strada per Amarapura è senz’altro da visitare la Mahamuni Paya, nota anche come Grande Paya. È uno dei più famosi edifici della città, dorato e color cremisi, dove c’è una grande statua del Buddha in bronzo alta 4 metri che è stata completamente ricoperta, nel corso degli anni, da foglie d’oro appiccicate dai devoti, tanto che ora vi hanno formato uno spessore di 15 cm.
Ad Amarapura merita una visita il bel Maha Ganayon Kyaung Monastery dove ci sono centinaia di monaci di ogni età in un ambiente disteso e quasi collegiale. L’attrazione più particolare e più famosa di questa cittadina vicinissima a Mandalay è però l’U Bein’s Bridge, un ponte pedonale in tek lungo 1.200 metri che attraversa il lago Thaungthaman. Costruito due secoli fa, è il ponte di tek più lungo del mondo. La sera, il momento migliore per visitarlo, è molto trafficato da gente d’ogni tipo e da molte persone che si godono il piacevole venticello serale approfittandone per una passeggiata.
Particolare interesse desta Ava (o Inwa). Per arrivarci si attraversano viottoli di campagna dove ci sono anche artigiani che producono le ciotole dei monaci: quelle dove chiedono le elemosine e quelle dove mangiano. Ci sono sia in ferro, farle è un lavoro durissimo, sia in bambù, più leggere. C’è poi a seguire tutto il processo della laccatura che dura vario tempo.
Ava è una città antica, attraversata da fiumi, canali e stradine di campagna. In realtà è più un villaggio con case di paglia sparse. Fu però capitale del regno birmano dal 1364 al 1841. Una delle cose più belle e che più ci colpisce in assoluto è lo splendido Bagaya Kyaung, un monastero del 1834 costruito interamente in tek e non ancora restaurato. È immerso nell’assoluta quiete della campagna, non c’è intorno nessun segno di modernità e sembra sospeso in un tempo lontano. L’atmosfera è suggestiva. All’interno i monaci insegnano ai bambini poveri.
Poco distante c’è Nammyin, una torre di guardia in muratura alta 27 metri. È ciò che resta del palazzo reale, distrutto dal tempo e dal terremoto. Peraltro anche questa torre non è proprio in perfetta salute dato che pende vistosamente e per salirci ci sono delle scale in legno non proprio rassicuranti. In cima comunque vista incantevole su tutta l’incantata pianura circostante. Un bel premio.
Prima di partire per Sagaing merita una sosta il monastero Ok Kyaung – o Maha Aungmye Bonzan – in mattoni e stucco del 1822: piuttosto monumentale.
Si attraversa l’Ava Bridge, un ponte di ferro a 16 campate fatto dagli inglesi sul fiume Ayeyarwady e si arriva a Sagaing. Questa cittadina ricca di pace è un centro religioso particolarmente importante. Ci sono oltre 6.000 tra monaci e monache e molti conventi dove si può riposare, meditare e fare ritiri spirituali. Alcuni tengono corsi in inglese e sono accessibili agli stranieri. Sulla Sagaing Hill si gode una bellissima vista della valle con centinaia di stupa, alberi, campagne, campi, monasteri ed il fiume placido e calmo che scorre lento. La pace è assoluta.
Da vedere anche l’Unim Thounzeh con 45 statue del Buddha e la vicina Soon U Pony Shin Paya.
Ci sono anche molti monaci che si rilassano in uno dei due giorni liberi che hanno a settimana. Prima di tornare in albergo cambiamo nuovamente i dollari a 1250 kyat per 1 dollaro, buon cambio. Teo ci assiste con premura e ci riconta pure tutti i soldi.
Per cena scegliamo il Green Elephant che è un ristorante elegante di epoca coloniale e dove mangiamo sotto un portico ottimamente: una delle cene migliori.
L’Hotel continua a stupirci per la cortesia e l’incanto. Al nostro ritorno troviamo in camera un ottimo piatto di frutta: il mango è squisito.
Almeno mezza giornata a Mandalay va dedicata alla vicina Mingun, sull’altra sponda dell’Ayeyarwady a circa 11 km. Per andarci bidogna affittare una barca: una grande costa 22.000 kyat altrimenti ci sono anche i trasporti pubblici molto più economici. Il colore del fiume non è certo invitante – marroncino – ma le sponde, alle volte sono sabbiose e selvagge tanto da sembrare mare. E sono invitanti. Il monumento più celebre e scenografico di questo posto è la Mingun Paya alta e maestosa. In realtà è ormai rimasta solo la danneggiata base in mattoni rossi alta 50 metri. Il progetto originale prevedeva una pagoda alta 150 metri ma, iniziato nel 1790, non fu mai terminato e buona parte è stata rovinata dal grande terremoto del 1838. Per salire, senza scarpe essendo un luogo sacro, bisogna inerpicarsi su scale, gradini e pendenze varie. È faticoso ma divertente e la vista in cima è notevole. Peccato che già alle 10 i mattoni si infuocano per il sole ed in certi tratti i piedi bruciano letteralmente. Bisogna saltellare, sembra di stare sui carboni ardenti!
Vicino alla Paya c’è anche la Mingun Bell, una gigantesca campana in bronzo (la seconda più grande al mondo dopo una che si trova a Mosca) che era stata costruita proprio per la pagoda.
A Mandalay un qualche interesse lo suscita il mercato della giada, ma non è certo un posto elegante. Il Mandalay Palace, circondato da mura imponenti è forse il monumento più importante della città anche se purtroppo è soltanto una ricostruzione, perché tutto fu distrutto nella seconda guerra mondiale. L’architettura ricorda un po’ quella cinese, ma il panorama che si gode dalla Torre di guardia alta 33 metri merita la visita.
Strepitoso e assolutamente da non perdere è invece lo Shwe In Bin Kyaung, un imponente monastero in tek del 1895. Sito in una zona tranquilla ha meravigliose decorazioni intagliate sulle balaustre e sul cornicione.
In serata è piacevole vedere il tramonto dalla Mandalay Hill, la collina che domina tutta la città.
Bagan
Lago Inle
Yangoon
Mandalay e dintorni
Monte Popa
Kakku
Kalew
Il mare
La roccia d'Oro
Bago